Anno II N°2 - Primavera 2001

< Xeno-Eterologie dell'Arte >

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In primo piano
/ Emilio Garroni
e Harald Szeemann

In questo numero | autori e argomenti:

Patrizia Mania
Sul multiculturalismo nell'arte

Enrico Cocuccioni, Riccardo Santilli
Intervista a Emilio Garroni

Domenico Scudero
Cosa si nasconde dietro la «Global-art»
Caterina Falomo
Intervista a Harald Szeemann
Domenico Scudero
Sulla Biennale dopo l'11 Settembre
Caterina Falomo
Intervista a Massimo Cacciari
Alessandra Guigoni
L'interculturalismo, per uscire dai ghetti culturali
Alessandra Cigala
Note in conclusione di Biennale

 


Nella foto / Massimo Cacciari

Autori | Tatiana Bazzichelli, Valeria Bruni, Paola Capata, Claudia Cataldi, Maria Grazia Cavessago, Alessandra Cigala, Luigi Ciorciolini, Enrico Cocuccioni, Salvatore Dimaggio, Caterina Falomo, Patrizia Ferri, Marco Maria Gazzano, Ida Gerosa, Maurizio Grilli, Alessandra Guigoni, Patrizia Mania, Riccardo Santilli, Domenico Scudero, Silvana Vassallo.

Interviste a | Silvia Bordini, Massimo Cacciari,Michel Chion,Mario Costa, Massimo Donà, Francesaca Gallo, Emilio Garroni, Mario Perniola, Harald Szeemann.

 

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Alterità / Incontri / Straniamenti
Policulturalismo relativistico o multicultura critica?

Il tema di questo secondo numero della rivista è quello degli incontri «multiculturali» nelle più recenti vicende dell'arte. Da diversi anni, infatti, quasi ovunque si propongono mostre dove il filo rosso è indicato espressamente nel segno dell'incontro tra culture e tradizioni spesso molto distanti tra loro. Proprio come in quella dimensione telematica che consente oggi di superare all'istante ogni lontananza geoculturale. Tuttavia, come vedremo, la cosa non è poi così pacifica: il rapporto con l'altro può anche ridursi a qualcosa di superficiale, più simile allo sguardo frettoloso del turista che all'ascolto attento di chi sia davvero impegnato in un tentativo di comprensione. Il tema è stato già introdotto in queste pagine da un articolo di Patrizia Mania, dal titolo Gli anni Novanta: tra simulazione e multiculturalismo.

La questione multiculturale chiama direttamente in causa gli scenari della cosiddetta globalizzazione. Anche nel campo dell'arte, infatti, si ricorre da tempo alla formula retorica della «Global-art»: una generica etichetta adottata perlopiù senza interrogarsi criticamente sugli aspetti pur sempre conflittuali della nuova condizione storica in cui ci troviamo. Ma l'articolo di Domenico Scudero cerca invece di richiamare la nostra attenzione su ciò che può nascondersi dietro i più celebrati fenomeni del momento. L'arte contemporanea diviene, secondo Scudero, sempre più «un veicolo di commercializzazione nazionale proprio come fosse un logotipo».

Non a caso, anche il programma della «Biennale di Venezia 49. Esposizione Internazionale d'Arte» non fa che insistere su questo punto, evocando territori sconfinati al di là della vecchia dislocazione architettonica della mostra per padiglioni nazionali. Non si tratta più dell'idea ottocentesca di una «esposizione universale» delle moderne meraviglie, ma di un «nuovo» tipo di spettacolo dove lo sguardo si rivolge piuttosto verso quella stessa quotidianità dove il visitatore già vive da sempre: un'area sfrangiata, sfuggente, contaminata come quella della sua stessa esistenza. Uno spazio identificabile, a sua volta, in una immensa platea comunitaria ormai priva di punti focali privilegiati. Ne parliamo in un'intervista con Harald Szeemann, curatore della rassegna, il quale ha infatti concepito questa edizione non semplicemente come una mostra d'arte bensì come «Platea dell'umanità». Ancora oggi quella dell'arte è una specie di utopia che oppone le nostre migliori risorse immaginative alla «mediocrità delle emozioni». A Biennale inaugurata potremo entrare nel merito dei modi in cui si sostanzia l'assunto di Szeemann.

Intanto il tema è da noi affrontato anche nelle sue complesse implicazioni teoriche con una intervista a Emilio Garroni, un filosofo che, com'è noto, ha ripensato a fondo i paradigmi dell'estetica. Il suggerimento di Garroni è di confrontarsi col problema del multiculturalismo tenendo anzitutto presente che «Una 'cultura altra' non è un ready-made».

Gli attentati dell'11 Settembre 2001 non potevano non provocare anche in noi alcune preoccupate riflessioni sulla precaria situazione mondiale che stiamo vivendo. L'evento è stato testimoniato "in diretta" da immagini ormai a tutti ben note. Ma non è stato certo inutile riflettere ulteriormente sulle immagini di questa tragedia nella mostra romana al Palazzo delle Esposizioni. Proponiamo qui un piccolo reportage fotografico sulla mostra. Anche il commento sulla Biennale proposto da Domenico Scudero non poteva non tener conto del nuovo scenario epocale che si sta disvelando alla luce degli avvenimenti ancora in corso. Nelle sue note in conclusione di Biennale, Alessandra Cigala si sofferma sugli stessi temi.

L'intervista a Massimo Cacciari pone infine direttamente in campo il tema della necessità di un nuovo ordine mondiale: «Un nuovo Nomos della Terra». Ma parlare di «multiculturalismo» a proposito delle tendenze dominanti dell'arte contemporanea, secondo Cacciari, non è corretto. Di qui la necessità di chiarire l'uso del termine. A tale scopo Alessandra Guigoni propone un'analisi critica approfondita dei concetti chiave che animano il dibattito: «L'interculturalismo, per uscire dai ghetti culturali» è il titolo del suo intervento.

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