La Critica

L'artista un nodo della rete

Alexander Hahn tra antico e moderno

di Francesca Gallo

Quando ho chiesto ad Alexander Hahn se la sua formazione fosse quella di un videomaker, cineasta o artista sperimentale, mi ha risposto «Pittore, innanzitutto. Dopo gli studi all’Ecole de Beaux-Arts di Zurigo, ho frequentato lo Study Program del Whitney Museum, a New York dove ho perfezionato le mie conoscenze nel settore dei new media». Così scopro che, prima del cinema sperimentale americano, c’è l’amore per Caspar Friederich, del pittore romantico tedesco lo affascina la figura di spalle che regolarmente osserva un panorama parzialmente simile a quello che vediamo sulla tela. Il personaggio di spalle, nel quale l’osservatore tende a immedesimarsi, “invita” a entrare nell’opera, come fossimo dentro il grandioso paesaggio naturale dipinto. «Ma – continua Hahn – quello spettacolo è del tutto fittizio, l’artista l’ha costruito in piena libertà, ignorando documentazione e verosimiglianza. A ben guardare anche quella che chiamiamo realtà, che le scienze esatte si sforzano di cogliere oggettivamente, è piena di elementi narrativi, di finzione, addirittura di fantasmi; i progressi della fisica, della matematica, dell’astronomia mostrano ogni volta quanto le precedenti acquisizioni fossero false». Forse anche per questo Hahn mescola fonti diverse, dalle scienze esatte alla magia dalla cosmogonia all’ottica; un’attitudine che lo ha condotto ad interessarsi ad Atanasius Kirchner, a cui si ispirano le quattro istallazioni che compongono The Kirchner Itinerary (1990-93).


Alexander Hahn, The Bernoulli itinerary, 1990, installazione di 4 videoproiezioni
(compone The Kircher Initerary , 1990-1993)

L’opera in rete The Artist's Studio as Encryption Lab abbozza un atelier virtuale, in cui l’artista del XXI secolo è un ganglio di un complesso sistema in cui tutto scorre; sensibile a stimoli che provengono dai più disparati campi del sapere e dell’esperienza, Hahn li forgia e li riconnette in un’opera che contiene il generale nel particolare, il grande nel piccolo.

Da artista colto quale è, Alexander Hahn osserva le varie forme che l’immagine visiva ha assunto nella storia con uno sguardo particolare, dovuto forse anche a quella sensibilità tutta contemporanea che le nuove tecnologie hanno sviluppato in chi le frequenta: una sensibilità per la superficie e per la profondità, per l’insieme e i suoi particolari. Anche di fronte a una foto di reportage siamo soliti chiederci quale grado di attendibilità essa conservi, per esempio, quali effetti di montaggio o di trattamento dei colori nasconda. E Hahn pare proprio sollecitarci in questo senso: le riprese che ha accumulato in oltre vent’anni di lavoro diventano altrettanti “colori” di una tavolozza ideale, costituita dal sintetizzatore digitale e dal computer. Con questi strumenti esegue personalmente – moderno pittore – effetti di ogni tipo: viraggi, incrostrazioni, morphing, sovrapposizioni e trasparenze da palinsesto archeologico. Entra con lo zoom nell’immagine, sperimentando quello che la prospettiva rinascimentale suggeriva illusionisticamente, e cioè uno spazio tridimensionale praticabile (http://www.kunsthalle-solothurn.ch/hahn-cube.htm): come nel caso di Urban Memories (1986) o di I Came Here to Sleep (1996). Oppure “allunga” le sequenze e poi le salda, come nell’emozionante The Early Morning Redness in the East (2002).


Alexander Hahn, Urban Memories , 1986, 3 animazioni digitali su LCD

Alexander Hahn, The Early Morning Redness in the East, 2002, videoproiezione

Una ricerca molto complessa e articolata, di cui la mostra La Signoria degli Astri (Ferrara, PAC 9 settembre - 14 ottobre 2007) offre una ricca panoramica, documentando gli ultimi vent’anni di attività di Alexander Hahn, sotto il segno della passione per il Rinascimento e i suoi diversi volti. Il centro di questa prima monografica italiana, infatti, è la monumentale proiezione The Propitious Stars and the Master of the Staring Eyes, ispirata al Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara.


Alexander Hahn, The Propitoius Stars and the Master of the Staring Eyes , 2007, installazione di 3 videoproiezioni in HD

Il celebre ciclo di affreschi mostra un mondo armonioso, in cui il potere temporale di Borso d’Este è l’immagine terrena dell’armonia dei cicli naturali delle stagioni, regolata dalle costellazioni. Enigmatica per molti aspetti, tale decorazione parietale proprio nel tentativo di tenere unito secolare e divino, terreno e celeste, indica le paure e le speranze degli uomini di allora.

Ma Hahn sembra suggerire che siano le stesse di oggi. Il Maestro dagli occhi spalancati citato nel titolo, non è solo il nome convenzionale e suggestivo dell’autore dell’affresco del mese di giugno, ma in un certo senso è lo stesso Alexander Hahn, cui gran parte della ricerca ruota attorno all’idea che la luce entri nel corpo e nella mente tramite gli occhi, che sono uno dei luoghi di comunicazione fra interno ed esterno, fra mondo e soggetto. In Luminous Point (2006), ad esempio, lo spioncino della porta, lo schermo tv, la finestra, sono altrettanti luoghi di passaggio fra un mondo privato, quasi biografico, e la dimensione sociale e condivisa, quotidiana. La metafora degli occhi che ricevono ciò che i greci chiamavano simulacra del mondo reale, proietta sugli strumenti della visione – dai prospettografi alla telecamera digitale – una lunga catena di significati e ribadisce la portata epistemologica che la tradizione occidentale attribuisce alla vista, mitigata però da altri riferimenti culturali. Hahn, infatti, mi sollecita a riflettere sul un aspetto «sappiamo che dopo i cinquant’anni la vista si affievolisce, così ci accaniamo a correggere e curare, corriamo ai ripari con ogni mezzo, senza voler accettare che la vista via via più incerta e indefinita non è un difetto, ma corrisponde all’invito a prendere le distanze dal modo circostante, e forse a riconoscere che dentro di noi ce ne è uno altrettanto ricco».


Alexander Hahn, Luminous Point, 2006, dvd interattivo

The Propitious Stars and the Master of the Staring Eyes, però, non è un affresco quattrocentesco, e quindi non poteva restituirci anche solo il vagheggiamento di un mondo ordinato e sereno. Al contrario di fronte allo spettatore si apre una finestra sul nostro presente, e sulle sue mille rappresentazioni: caotico, insensato, turbolento, catturato nel gioco di specchi della comunicazione. Ma queste immagini non vengono solo dall’esterno, Hahn ce lo ha detto altrove – ispirandosi al Teatro della memoria di Giulio Camillo e al Libro dei mutamenti – sono anche sepolte dentro di noi: la memoria è come un immenso database, in cui tutto è collegato con tutto, un archivio insondato ogni giorno individualmente rivitalizziamo e rivisitiamo, in un continuo lavoro di scrittura ed esperienza, a cui neppure il sonno e il sogno si sottraggono. Tanto che l’artista svizzero si domanda se i nostri prodotto onirici non siano la materia grezza con cui qualche videoartista non stia creando una nuova opera d’arte[1].

Oltre alle immagini, anche i suoni conducono a riflessioni simili, la componente sonora delle opere di Alexander Hahn è spesso flebile, percepibile solo alla fruizione prolungata, solitaria e silenziosa, come se la sensibilità dovesse prima “depurarsi” per rendersi disponibile a questo incontro, in cui il rumore della vita che scorre in noi – il battito cardiaco, il respiro – si fonde con quelli degli ambienti di Hahn, virtuali, digitali, analogici o fisici che siano.

:: Alexander Hahn - La Signoria degli Astri, a cura di Daniele Gasparinetti e Maria Luisa Pacelli
9 settembre - 14 ottobre 2007 / Palazzo Massari PAC - Corso Porta Mare, 9 - 44100 Ferrara
(Tutte le infomazioni su http://www.artecultura.fe.it/index.phtml?id=977)
Sito dell'artista: http://www.alexanderhahn.com/

Francesca Gallo, settembre 2007


Note

[1] A. Hahn, The videocamera is..., in Alexander Hahn Works 1976-2006, catalogo della mostra, Salisburgo, 2006, pp. 83-85.